Romana di molte generazioni, l’artista ha compiuto gli studi classici, laureandosi in Lettera Antiche presso l’Università di Roma, e intraprendendo poi la sua carriera di Docente in Lettere.
La sua formazione culturale ha influito in modo determinante sulla sua poetica: la natura è la grande madre panteistica e consolatrice della cultura pagana, nella cui serena armonia si placa ogni passione.
Il messaggio visivo dei suoi smalti su plexiglas e cristallo è chiaro e immediato: questa pittura, di evidente matrice immanentistica, vuole evocare la potenza e il fascino misterioso della natura.
E sulla liquida trasparenza del supporto, ci propone giungle, silenziosi laghetti, visioni eteree senza confini di spazio o di tempo, dove piante e animali convivono in un mitologico equilibrio, mentre l’uomo ne è categoricamente escluso, come da un eden di cui non abbia saputo rispettare le leggi, ma cui tende, irresistibilmente, da sempre.
“Come per incantamento”
Non vi è campo meno esplorato e più sorprendente del nostro mondo onirico. Non v’è altro cammino da seguire per allargare l’universo del sogno che quello indicato da Rossana Agostini. La sua pittura, se ben intesa, può essere il linguaggio che finora è mancato all’uomo per ben capirsi. Tutti sap-piamo ormai che le parole non bastano più. L’artista dipinge con la consapevolezza di rappresentare cose percettibili per l’animo umano, necessarie al suo arricchimento, e interviene sul mondo oggetti-vo di convenzioni e vacuità, o comunque sul mondo delle mode e non se ne lascia sopraffare.
La pittura di Rossana Agostini è ricerca interiore di approfondimento spirituale, di cultura, di esaltazione della sensibilità umana, espressione di massima libertà, ma è anche opposizione e ribellione, per un mondo diverso che è da venire, e può per questo essere compresa da chiunque senza improvvisazioni, senza falsi atteggiamenti. Su queste basi la creazione delle sue intricate ed intriganti foreste è conseguenziale: una flora senza tempo nè spazio, rappresentata come una pioggia immane di colori e forme dove l’uomo qua-si si smarrisce preso da estasi.
La scoperta che più incanta in questo mondo pittorico è la libertà, ovvero la determinazione dell’artista di andare fino al limite di se stessa, senza restrizioni, senza subirne lo sgomento. In genere i pittori si alleano, si affrontano, arruolano critici, fanno appello a partiti politici. Tutto fa al caso loro proprio per proteggersi da “quella” libertà, senza immaginare che il vero artista non può che contare su se stesso.
Da tempo Rossana Agostini ha iniziato la sua avventura pittorica isolata in un mondo lontano dal nostro, un mondo magico e primitivo dove il paesaggio, che quasi prevale sulla natura morta, sul: la figura, è sentito con un candore raffigurato con assoluta semplicità e castità, dove la realtà coglie l’osservatore “come per incantamento” con una potenza poetica di trasfigurazione disarmante. Non cerca di stupirci nè per un titolo altisonante, nè per l’oggetto della sua pittura, nè per una sorta di fine realismo, nè per sottili allegorie surrealistiche, nè per le rarefatte atmosfere. Le sue immagini sono più semplici, più elementari del reale. Sono, in qualche mondo, delle immagini prerealiste.
Rossana Agostini ci dipinge una foresta come se il concetto di “foresta” non esistesse ancora, in un mondo sospeso tra realtà e irrealtà dove le cose sono allo stato nascente e ci vengono incontro sullo scalpitante destriero della sua pittura, sognata, isolata, già bella.
Giorgio Mattioli